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Messina: “No agli ex giocatori al Var: serve la gavetta per arbitrare”

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Le direttive del dt AIA: “Il Var è un po’ come un angelo custode ma non deve riarbitrare la partita. Uniformità impossibile ma…”

“Vogliamo arbitri coraggiosi. Quando sei deciso e sicuro, beh, fai la tua scelta, agisci. Chiedo il coraggio di decidere anche e soprattutto quando una decisione costa, nel senso che se esiste un rigore al novantesimo contro la squadra di casa si dà. Niente paura. Mai”. Domenico Messina, 64 anni, è l’avvio di una Nuova Era: direttore tecnico dell’AIA dopo il triennio di direzione degli arbitri in Serbia. “Tre anni belli anche se poi con la famiglia lontana non facili. L’incarico mi ha permesso di poter scegliere una squadra all’altezza. La condivisione e la fiducia mostratemi da Malagò hanno fatto il resto nel voler tornare”. 

Cosa significa essere dt degli arbitri italiani? 

“Non solamente l’evidenza di separazione fra parte politica e sportiva. Parteciperò a raduni, incontri, alle ‘call’, faremo incontri settimanali: servono linee chiare per tutti mutuate dalla Uefa, non è normale che ci siano linee differenti fra gare italiane ed estero”. 

L’uniformità è impossibile? 

“Utopia ma si può cercare di ridurre le differenze di giudizio”. 

Rosetti, capo degli arbitri Uefa, ha detto: “Meno Var, è

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