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Esposito, Agoumé e pure… Gabigol! L’Inter e il tesoretto delle rivendite: quanto possono valere

Quando nel lontano 2019 il flop brasiliano venne rispedito in patria, la dirigenza nerazzurra inserì il 10% sulla successiva plusvalenza. Poi ci sono Akinsanmiro, Buchanan e…

Gregorio Spigno

Giornalista

18 agosto – 21:42 – MILANO

Il concetto è molto semplice: l’Inter ha investito nelle sue cessioni quasi come fossero delle azioni bancarie. E le quotazioni in borsa le farà, nel tempo, il calciomercato. Una sorta di Piazza Affari tutta nerazzurra. Perché spesso, al momento dell’addio di un proprio tesserato, il club di viale della Liberazione inserisce una clausola sulla futura rivendita e attende di raccogliere frutti extra rispetto all’incasso che arriva al momento delle stesse cessioni. L’ultimo esempio in ordine di tempo porta il nome di Davide Frattesi, venduto alla Lazio in prestito oneroso per 5 milioni di euro (e altri 2-3 di bonus) con diritto di riscatto fissato ad una decina. Più il 50% sula futura rivendita. Una formula simile alla vecchia comproprietà abolita ormai da anni, che consente alla società acquirente di ridurre non di poco il pagamento del cartellino nell’immediato e alla cedente di incassare in seguito quanto avrebbe preteso. Ma Frattesi non

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