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Dai pozzi dismessi sul Ticino geotermia invece del petrolio: «Si potrebbe utilizzare il calore naturale prodotto dalla Terra»

di Giovanna Maria Fagnani

La proposta dell’Ecoistituto della Valle del Ticino: in cinque comuni nella zona di Magenta esistono cinque pozzi dismessi, altri 42 al di là del fiume, nel Novarese. L’idea di creare un movimento sul territorio

Negli anni ‘80, quando la valle del Ticino, nel territorio fra le province di Milano e Novara, era considerata la nuova «Dallas», nei boschi in prossimità del fiume furono scavati pozzi petroliferi, per estrarre idrocarburi e metano. Una vena che andò esaurendosi. Da dieci anni ormai, le attività di estrazione sono cessate. Restano una cinquantina di pozzi dismessi: 42 nel Novarese, fra Trecate, Galliate, Romentino e Cerano e altri cinque o sei in Lombardia, fra Robecchetto con Induno, Bernate Ticino, Turbigo e Cuggiono. Impianti che potrebbero trovare una nuova vita, nel segno delle rinnovabili, se fossero trasformati in impianti di geotermia profonda.

È la proposta lanciata dal centro studi Ecoistituto della Valle del Ticino di Cuggiono, che ha radunato le testimonianze di esperti del Cnr, tecnici, imprenditori e sindaci di altre zone d’Italia dove la geotermia è già utilizzata. Ne è nato un documento-appello, sottoscritto dopo un convegno sul tema, in cui si chiede ai sindaci e alle

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