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Ranucci, dal «silenzio» sull’amico al ruolo del factotum: tutte le domande dei pm sulla versione del conduttore

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di Ilaria Sacchettoni

Verso la nuova audizione a settembre per il conduttore di Report. La Procura vuole appurare perché abbia tenuto fin qui per sé alcune circostanze

«Tu hai un livello di rischio potenziale con gli odiatori che è molto alto! Ti assicuro che non sto esagerando, anzi. Questo rischio è imprevedibile e non gestibile se non con una barriera fisica fatta da uomini… Ti scongiuro, muoviti». Così ammoniva Valter Lavitola il 29 novembre scorso, aprendo gli occhi, a suo dire, al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, scortato all’epoca da due agenti. 

In seguito alla detonazione del 16 ottobre, si era aperta l’indagine dei carabinieri, coordinati dal pm antimafia Carlo Villani. La vittima era stata ascoltata in Procura perché aiutasse a far luce sulle cause di quel blitz. Mille moventi, all’apparenza collegati ai servizi della trasmissione di approfondimento giornalistico, venivano analizzati senza troppi risultati. E sempre i magistrati ricorrevano al know how di Ranucci per indirizzare i propri sforzi. Inutilmente.

I rapporti tra i due

Il sentimento di amicizia nei confronti di Lavitola si è rivelato quasi un ostacolo sulla strada della verità. Il conduttore Rai ha mantenuto riserbo sui molti suggerimenti e argomenti dell’amico faccendiere.

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