di Redazione Economia
Il nodo, come spiega l’esperto, è la causale: cosa sapere e cosa scrivere per non rischiare sanzioni da parte del Fisco
«Da qualche mese faccio bonifici a cadenza mensile a mio figlio, maggiorenne con un lavoro scarsamente retribuito, sempre dello stesso importo non rilevante, con causale rimborso spese. Quali rischi corro col fisco? E come potrei agire diversamente?». È una delle ultime richieste inviate dai lettori alla piattaforma «Chiedi all’esperto». Uno spazio digitale ideato dalla redazione de L’Economia del Corriere della Sera per sciogliere i dubbi dei lettori in ambito economico e realizzato grazie alla collaborazione con Giuffrè Lefebvre, società specializzata nell’informazione e consulenza legale, fiscale, del lavoro e d’azienda e nei servizi per professionisti e aziende.
La risposta
«La causale indicata dal Lettore è tra le più problematiche nei trasferimenti tra genitori e figli maggiorenni, proprio perché “rimborso spese” rientra tra le causali che possono far pensare a una prestazione lavorativa e far scattare eventuali controlli fiscali. Il termine suggerisce che il figlio abbia anticipato delle spese per Suo conto o che stia ricevendo un compenso legato a un’attività, e questo potrebbe venir mal interpretato dal Fisco», spiega il commercialista Lorenzo Meroni. Qui la risposta completa.




