
di Massimo Gaggi
Nella comunità abitano 50 persone. Il movimento Rttl sta facendo proseliti in tutti gli Stati Uniti, ma le indagini dell’Fbi procedono a rilento
Nell’America liberata dalla schiavitù da Abramo Lincoln a metà dell’Ottocento, i neri hanno continuato a vivere segregati: non solo quella nei locali pubblici e sui bus della ribellione di Rosa Parks. Erano migliaia le cosiddette «sundown town»: città dalle quali, in base a ordinanze comunali, tutti gli afroamericani dovevano andar via al tramonto, finito l’orario di lavoro. Non sono storie sepolte in un passato remoto: è stato così fino al 1968 quando una delle leggi dei diritti civili, il Fair Housing Act, pose fine alle discriminazioni abitative.
Da allora il faticoso cammino dell’integrazione: bianchi e neri vivono fianco a fianco ovunque, anche se fattori economici, culturali e di scelte scolastiche tendono a creare comunità nelle quali prevale una sola etnia. Ad esempio per le scuole migliori e più costose, frequentate soprattutto dai figli di ricchi bianchi, si parla di risegregazione di fatto. Non è abbastanza per i teorici del suprematismo bianco: ora che si sentono protetti da una presidenza che li ha sdoganati e ha cancellato tutte le norme a protezione




