Dopo i primi due colpi, gli affari in entrata (Diawara a parte) sono andati in stallo. Fra i motivi, anche la necessità – che viene ritenuta più urgente – di sfoltire una rosa troppo numerosa
Giornalista
10 agosto – 20:35 – MILANO
Lo stallo, i due fuochi d’artificio e di nuovo lo stallo. L’estate di mercato rossonera fatica a diventare decifrabile, perché è in generale un’estate strana. Figlia in massima parte dell’epurazione eseguita dalla proprietà il giorno dopo l’ultima giornata di campionato. Per le prime tre settimane successive il club è rimasto immobile, alla ricerca di tutti i ruoli apicali: parte finanziaria, parte sportiva, panchina. Quando la nuova struttura ha iniziato a prendere forma, con volti e incarichi, Cardinale ha aperto la manetta e ha consegnato in poche ore al nuovo allenatore due giocatori decisamente graditi: Gonçalo Ramos e Gila. Era un Milan comunque partito in ritardo, ma quei due colpi – per un esborso complessivo di un centinaio di milioni – diedero a tutto l’ambiente la percezione di aver recuperato il tempo perduto.
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Poi, però, la situazione si è di nuovo bloccata.




