
di Paolo Mereghetti
Il film è il secondo italiano in concorso a Locarno
Secondo italiano in concorso a Locarno (dopo il molto deludente Ketticè di Giovanni Tortorici), Alberi erranti di Salvatore Mereu abbandona la Sardegna dei suoi film precedenti per misurarsi con un’ambizione maggiore, quella di un non-luogo insieme metafora e fiaba.
Giuliano (Romeo Perrone) è stato cresciuto dal padre a vivere in profonda armonia con il mondo della Natura, una scelta di vita che i borghesi Nonne vogliono cancellare con la violenza ma che spingerà la dolce Maddalena (Giulia Maenza), fidanzata del giovane Nonne (Lorenzo Richelmy) a scelte radicali.
L’inizio è decisamente realistico, in una specie di proletaria «arca di Noè»; poi crescono le ambizioni metaforiche e la storia diventa fiaba, con una misteriosa popolazione di «bambini dei boschi». Ma l’eccesso di lunghezza (3 ore) finisce per disorientare invece che aiutare e il confronto tra chi insegue l’armonia con le cose e chi invece vuole imporre le proprie gerarchie di valori rischia di perdersi tra troppe suggestioni.
10 agosto 2026
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