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Gori: «Difesa Ue e armi a Kiev sono la linea del Pse. Il partito non può permettersi simili strappi»

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di Maria Teresa Meli

Il dem: allontanarsi da questo schema significa rompere con le democrazie europee

Giorgio Gori — ex sindaco di Bergamo e ora europarlamentare del Partito democratico — come giudica la posizione assunta in politica estera da Pd, M5S e Avs con la risoluzione comune presentata dopo le comunicazioni del ministro Giorgetti sulla clausola di salvaguardia nazionale?
«Conosco la posizione dei socialisti europei, che condivido, e certo non coincide con i contenuti della risoluzione concordata alla Camera dai vertici dei tre partiti. Il sostegno anche militare all’Ucraina e il rafforzamento della difesa continentale caratterizzano una linea che è comune non solo alle democrazie europee, ma ancor di più al Partito socialista europeo e al gruppo S&D. Sono due punti collegati: perché sarebbe gravissimo far mancare il sostegno europeo all’Ucraina che combatte contro l’aggressione russa e perché la stessa Europa, non potendo più affidarsi alla protezione degli Stati Uniti, è esposta a nuove minacce. Discostarsi da questo impianto significa rompere con le democrazie europee e con il socialismo europeo. Non credo che il Pd possa permettersi una frattura simile, né la coalizione nel suo complesso, perché questi due punti — come ha ben spiegato Gentiloni nella sua

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