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Farmaceutica, Angelini dopo l’ingresso di Cdp nel capitale: «Siamo cresciuti, così si diventa campioni»

di Daniela Polizzi

«Cassa depositi e prestiti per l’operazione Catalyst in Usa ci ha permesso con Blackstone di diventare punto di riferimento per le malattie rare. E non ci fermiamo». Parla il ceo Sergio Marullo di Condojanni

«Siamo pronti a investire ancora per crescere nelle malattie rare. La farmaceutica italiana ha un potenziale enorme. Un campione nazionale si può creare, ma c’è bisogno di raggiungere una dimensione più grande». Sergio Marullo di Condojanni, 48 anni, amministratore delegato di Angelini Pharma è andata a cercarla negli Stati Uniti. Ha appena chiuso l’acquisizione di Catalyst pharmaceutical, mettendo a segno un’operazione da 4,1 miliardi di dollari (circa 3,5 miliardi in euro) che trasforma il gruppo in un protagonista globale nelle neuroscienze e nelle malattie rare, rafforzando in modo decisivo la propria presenza negli Stati Uniti. «Per Angelini Pharma è la più grande acquisizione della sua storia — ma anche la più grande mai realizzata a livello internazionale da un gruppo italiano del settore e cambia la dimensione del gruppo», dice il manager che è anche ceo di Angelini industries. Oggi più del 60% di Angelini Pharma fa capo alla holding di famiglia il cui 68% dei diritti di

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