
di Aldo Grasso
Prima di Facebook e della nostalgia trasformata in algoritmo, c’era il film del 1988, che racconta nostalgia e confronto
Prima di Facebook, prima dei gruppi WhatsApp, prima della nostalgia trasformata in algoritmo, c’era Carlo Verdone. Compagni di scuola (1988, andato in onda domenica su Rete4) raccontava già il rito che oggi ci appare familiare: ritrovarsi dopo vent’anni per verificare che cosa il tempo abbia conservato e che cosa abbia demolito. Solo che allora bisognava organizzare una cena, telefonare, spedire inviti. Oggi basta un clic su «Trova compagni».
Verdone aveva intuito che il vero protagonista del futuro non sarebbe stata la memoria, ma il confronto. In fondo Facebook è nato anche per questo: mettere in fila i volti del passato e costringerli al giudizio del presente. «Guardete com’eri, guardete come sei… Me pari tu zio!» è una battuta che sembra scritta per la bacheca di Zuckerberg. L’ossessione non è ritrovare gli amici, ma misurare la distanza fra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati. Ogni reunion è un processo al tempo.
La villa dove si svolge la festa è il prototipo di un social network analogico. Ognuno arriva con il proprio profilo




