di Alessia Cruciani
Il nuovo HPC7 è il più potente al mondo per uso industriale e sarà impiegato per simulazioni avanzate, ricerca su batterie, fusione e cattura della CO2
Immaginate di avere davanti decine di milioni di chiavi e di dover trovare quella giusta per aprire una porta. In condizioni normali potrebbero servire mesi. Oggi, invece, esiste un «superpotere» che permette di trovarla nel tempo di un caffè. È più o meno quello che fa un supercomputer: scarta in tempi rapidissimi milioni di tentativi sbagliati e si concentra solo su quelli che hanno davvero una possibilità di funzionare. Così serve molto meno tempo per individuare un nuovo materiale per una batteria, mettere a punto un farmaco, capire dove perforare un pozzo esplorativo o trovare il modo più efficiente per produrre energia.
Non è fantascienza. Succede già oggi nel Green Data Center di Eni, a Ferrera Erbognone (Pavia), dove è appena entrato in funzione HPC7, il supercomputer più potente al mondo realizzato per uso industriale. Nella classifica internazionale Top500 occupa il sesto posto assoluto: davanti a lui ci sono soltanto sistemi progettati per grandi centri di ricerca pubblici. Un risultato che conferma il ruolo dell’Italia tra i protagonisti




