
Mentre il mondo degli investitori guarda famelico i giganti dell’intelligenza artificiale e dei produttori di chip, zitta zitta la giapponese Daikin è salita in borsa di oltre il 20% dall’inizio dell’anno, Carrier Global di quasi il 30%. Ad accomunare queste due aziende non è un algoritmo, ma un prodotto molto più concreto e vitale dell’IA: l’aria condizionata, il business dei “padroni del fresco” che sta esplodendo sotto la spinta delle ondate di calore.
Negli ultimi anni l’aria condizionata è passata da comfort estivo a infrastruttura quasi essenziale, tanto che alla COP30 di Belém il raffrescamento è stato equiparato a acqua, energia e servizi sanitari di base. Secondo diverse analisi il mercato globale dei condizionatori d’aria vale già tra 190 e 210 miliardi di dollari e potrebbe superare i 270 miliardi intorno al 2030, con una crescita annua attorno al 6%.
L’emergenza climatica e il nuovo boom dei mercati industriali
Più dell’80% della popolazione mondiale vive ormai in aree che sperimentano regolarmente livelli di calore tali da richiedere raffrescamento; eppure solo il 40% ha accesso a un condizionatore. Questo “gap del fresco” è il vero carburante del settore: la domanda non è solo sostituzione di macchine vecchie nei paesi ricchi, ma




