
Chiudiamo gli occhi e facciamo un salto indietro di quarant’anni. Siamo a metà degli Ottanta del Novecento, un’epoca di pace e prosperità. Ci siamo lasciati alle spalle gli anni di piombo e del terrorismo, le tensioni sociali nelle piazze, le crisi petrolifere del decennio precedente: ora l’economia tira, il mondo vive in un equilibrio meno precario tra le superpotenze, l’avvento di Gorbacev in Urss dà speranza che la Guerra fredda diventi un lontano ricordo e Ronald Reagan, presidente Usa, infonde agli americani positività e ottimismo. Certo, l’incidente alla centrale nucleare di Cernobyl lascia tutti con il fiato sospeso, ma l’aria che tira è allegra, ci si vuole divertire con una spensieratezza che ricorda quella del boom economico successivo alla Seconda guerra mondiale e la televisione asseconda questo spirito con il dilagare, soprattutto sulle reti commerciali create da Silvio Berlusconi, di giochi a premi e programmi leggeri come “Drive In”. Anche il mondo dell’auto è in fermento: l’industria si ristruttura, cresce attraverso le acquisizioni (General Motors compra la Lotus, la Ford fa rotta su Aston Martin e Jaguar), le case tedesche rafforzano la loro immagine premium, quelle giapponesi acquistano credibilità sui mercati occidentali, l’elettronica inizia ad affermarsi. E, in Italia, nel




