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Calenda e l’operazione al centro che piace (anche) alla destra. Lui: «Né con Meloni né con la sinistra»

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di Adriana Logroscino

Potrebbe pescare nel centrosinistra e pesare in caso di pareggio. Il leader: io sono fiducioso

Missione rafforzare il centro. Quello autonomo dagli schieramenti. Difficile? Ma non impossibile. Se gli estremi gonfiano il petto, è pur vero che il voto moderato in Italia ha sempre avuto il suo peso. Quindi dipende (quasi) tutto dalla strategia, dalla comunicazione. Il problema non sarebbe trovare gli elettori, ma convogliarli su un soggetto unico, riconoscibile, catchy, d’effetto, come dicono i consiglieri che parlano il linguaggio del marketing. Replicare l’operazione fatta da Avs: la lista che ha rivitalizzato una sinistra all’epoca ai minimi storici.

Manovre sono in corso: non soltanto il dialogo, aperto e dichiarato, di Carlo Calenda, leader di Azione, con Pina Picierno e Luigi Marattin e i rispettivi movimenti, Spazio pubblico e Partito liberaldemocratico. Ma anche provando a dividere +Europa, a far suonare le sirene tra i riformisti del Pd, persino (ma qui l’impresa è davvero in salita) tentando di aggredire la quarta gamba del campo largo che faticosamente cerca di darsi una struttura e un leader, quella dei vari Onorato e Ruffini, nati però organicamente alla coalizione di centrosinistra.

 L’operazione è necessaria, ovviamente, per i protagonisti.

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