di Diana Cavalcoli
Il Rapporto annuale Inps certifica il quadruplicarsi dei “pensionati lavoratori”: da 40mila nel 2019 a quasi 158mila nel 2023. Ma il dato che cambia la lettura del fenomeno è un altro: chi continua a lavorare nell’anno in cui matura l’assegno resta quasi sempre alla scrivania di prima
Se la pensione non è più un addio al lavoro. Il Rapporto annuale Inps certifica il quadruplicarsi dei “pensionati lavoratori”: si passa da 40 mila nel 2019 a quasi 158 mila nel 2023. Ma il dato che aiuta a capire il fenomeno è un altro: chi continua a lavorare nell’anno in cui matura l’assegno resta quasi sempre, 9 volte su 10, alla scrivania di prima, solo con meno ore e meno settimane di “impiego”.
La continuità lavorativa
Posto che i pensionati che affiancano all’assegno un reddito da lavoro dipendente o parasubordinato sono cresciuti di quattro volte tanto in un quinquennio, il numero chiave si legge sta nella tabella 3.11 del Rapporto annuale: tra i neopensionati che risultano occupati nell’anno stesso in cui decorre il trattamento, la quota di chi lavora nella medesima impresa in cui era occupato prima è stabilmente attorno al 90% per tutto il periodo: si




