
di Marco Imarisio
Il Cremlino archivia le illusioni sullo «spirito di Anchorage»: nessuna accelerazione nei negoziati sull’Ucraina. Dopo il vertice di Manila, Mosca punta sull’autonomia bellica e sulla guerra a oltranza.
Lo spirito di Anchorage diventerà un profumo. Il marchio omonimo è infatti in fase di valutazione per la registrazione commerciale in Russia, come scoperto da Ria Novosti dopo aver consultato il database elettronico di Rospatent, l’agenzia statale per i brevetti. La domanda per «Dukh Ankoridzha» è stata depositata nel luglio di quest’anno e riguarda il lancio di un prodotto con quel nome di «eau de toilette e altre fragranze».
Se saranno aromi ormai impalpabili, fioriranno. Ma quella che senz’altro è appassita da tempo è la fiducia del Cremlino nella capacità di mediazione dell’amministrazione Trump. Già la partenza era stata in salita, e nell’agosto scorso la scelta fatta da Vladimir Putin di andare in Alaska a braccia aperte verso il presidente americano, non aveva riscosso grandi plausi in quel che resta dell’opinione pubblica. Persino Dmitry Medvedev, l’ex presidente ed ex primo ministro che della fedeltà al suo mentore ha fatto la sua unica ragione di sopravvivenza politica, aveva mostrato qualche perplessità, andando incontro agli umori




