
di Chiara Barison
C’è chi lo accusa di aver messo in piedi un «museo di modellini di aerei dal gusto pacchiano» e di aver trasformato uno dei luoghi più solenni della politica americana in una vetrina delle sue (discutibili) passioni personali
Si sa, Donald Trump ha sempre avuto un debole per gli aerei. Non soltanto come strumenti di potere e di rappresentanza, ma anche come oggetti da ammirare, collezionare, mostrare. Un qualcosa di molto simile alla passione che un bambino ha per i giocattoli. Quando nel maggio 2025 il Qatar rese nota l’intenzione di regalare un Boeing 747 agli Stati Uniti destinato a diventare il nuovo Air Force One temporaneo, il presidente accolse la notizia con entusiasmo. Il velivolo, un enorme jet del valore di circa 400 milioni di dollari, era destinato a colmare l’attesa per i nuovi aerei presidenziali prodotti da Boeing, e il tycoon vi è salito per la prima volta il primo luglio scorso.
Quell’aereo, con i suoi spazi ampi e l’immagine di prestigio che porta con sé, sembrava incontrare perfettamente il gusto di Trump: la combinazione di tecnologia, grandezza e visibilità pubblica. Ma proprio la scelta di utilizzare un velivolo offerto da un




