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Lega, il «ritiro» a casa di Angelucci diventa un aperitivo (tra piscine, Ferrari e pavoni)

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di Marco Cremonesi

La due giorni in Veneto diventa una cena dall’editore, che non c’è

Dovevano essere due giorni di ritiro, è stato un aperitivo a casa Angelucci. Al massimo, una cena. Doveva essere una fucina programmatica, un appuntamento motivazionale, l’occasione per stringere i bulloni a una Lega che deve ristrutturarsi per guardare avanti. È finita con il prosecchino. Utilissimo al team building, per carità.

La convocazione era partita subito dopo la manifestazione di Milano in aprile. Con Matteo Salvini che aveva convocato parlamentari, ministri e soprattutto governatori per un «ritiro» necessario a coinvolgere il partito per il rush prima delle elezioni. I governatori però avevano annunciato, non come un sol uomo ma alla spicciolata, la loro non partecipazione. La data doveva essere alla fine di giugno, ma era stata rimandata. La sede addirittura era rimasta ignota. L’idea era quella di farla in Veneto, magari nel trevigiano, lo Zaiastan che ancora accende gli occhi dei militanti. Ma in quei giorni, la Padania che fu si era riempita di striscioni che si auguravano la sostituzione di Matteo Salvini con lo stesso Zaia.

Il ritiro era scomparso dai radar. Lunga incertezza, destinazioni che apparivano e scomparivano fino

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