
di Aldo Grasso
Nei reality come quello condotto da Filippo Bisciglia non c’è un copione, ma fa la differenza la scelta dei concorrenti e delle immagini da raccontare
Dopo ogni puntata di Temptation Island (Canale 5), arrivano le solite domande: ma i protagonisti recitano? C’è un copione scritto? No, non recitano e non c’è un copione scritto. Nei reality la sceneggiatura non consiste tanto nello scrivere le battute, quanto nel progettare le condizioni perché certe battute, certi conflitti e certi sviluppi si producano con alta probabilità.
Il casting è dunque il primo e più importante atto di scrittura. Nessun autore sa esattamente cosa diranno i concorrenti durante un falò o come reagiranno davanti a un tradimento, ma gli autori sanno molto bene quali tipi di persone, messi in una determinata situazione, hanno maggiori probabilità di generare alcune reazioni narrative. In questo senso, il casting è una previsione drammaturgica.
La tv tradizionale scriveva i personaggi e poi cercava gli attori. Il reality fa l’operazione inversa: cerca persone reali che contengano già, nella loro biografia e nella loro personalità, un personaggio potenziale. L’autore non inventa il geloso patologico, l’esibizionista sentimentale, la fidanzata insicura, il seduttore narcisista, il moralista




