
di Massimo Franco
L’attacco della maggioranza alle istituzioni di garanzia conferma l’affanno del governo e estremizza anche l’opposizione
Quello che si temeva sta rapidamente verificandosi. L’irruzione dell’estrema destra dell’ex generale filorusso Roberto Vannacci produce una torsione nell’agenda dei partiti. E, a sorpresa, non solo di quella di FdI e Lega, i più preoccupati di essere indeboliti dalle sue parole d’ordine becere. La stessa FI vacilla sul tema della sicurezza. Asseconda ormai quasi ogni iniziativa della destra: compresa la raccolta di firme, condivisa dal vicepremier Antonio Tajani, per la grazia al gioielliere che ha ucciso due rapinatori mentre fuggivano. Non è detto che questa involuzione conduca quasi per inerzia a un’alleanza con FnV, la formazione di Vannacci. Anzi, probabilmente mira a arginarla nella sua ascesa, facendo propri alcuni dei suoi «valori».
L’idea che l’inseguimento possa arrivare a rinnegare la politica del governo di Giorgia Meloni sul sostegno all’Ucraina al momento è inverosimile. Piuttosto, l’apertura maldestra di una procedura di grazia per il gioielliere Mario Roggero da parte del Guardasigilli, Carlo Nordio, senza informare il Quirinale che ne ha la titolarità, conferma potenziali conflitti. Un post pubblicato ieri mattina dalla premier Giorgia Meloni sul caso dice: «Mi aggredisci. Mi




