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Crisi idrica, il Veneto chiede aiuto a Trento: «Non ci tiriamo indietro di fronte alla necessità idrica»

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L’assessore Venturini: «Collaboriamo». Il governatore Fugatti: «Prima dobbiamo tutelare i nostri residenti ma ci siamo»

L’emergenza idrica, che il 2 luglio ha spinto il governatore Alberto Stefani a firmare un’ordinanza con cui ha dichiarato lo stato di emergenza su tutto il Veneto, ora spinge la Regione a chiedere la collaborazione delle Province di Trento e Bolzano per mantenere la portata dei fiumi nei momenti più delicati. Del resto si parte da un deficit di precipitazioni inquadrato nel -21% a marzo e nel -28% al 31 maggio, pari a 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua mancanti nell’ultimo anno idrologico. Risultato: le portate dei maggiori fiumi veneti risultano inferiori alle medie storiche, con Piave, Brenta e Po a -23%, Adige a -21% e, nelle ultime ore, Livenza a -55%.
Lo rileva l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi orientali, che si è riunito anche ieri. «La situazione richiede la massima attenzione — avverte l’assessore all’Ambiente e al Clima, Elisa Venturini —. Resta delicato anche lo stato del Sile, con particolare riferimento all’impianto di desalinizzazione di Torre Caligo, necessario all’approvvigionamento idrico di Jesolo. C’è anche l’avanzata del cuneo salino, che dopo il Po sta interessando l’Adige. È arrivato fino a

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