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I franchi tiratori, dal leader di turno ai candidati al Colle: gli ignoti «cecchini» che impallinano il quartier generale

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di Roberto Gressi

Ingrati pugnalatori o sale della democrazia parlamentare? L’esordio dei franchi tiratori è nel 1946. Poi una lunga scia di episodi

Accidenti a lui. Avevi fatto carte false e il numero di telefono lo avevi trovato. Ma hai voglia a provare, squillava, squillava… Poi alla fine sì, quando eri disperato, ti rispondeva. «Senatore, tornerà a Roma? Il governo di Romano Prodi è appeso a un filo, si regge sul suo voto». E lui, serafico, dalla pianura dell’Argentina meridionale, la Pampa: «Ma cosa vuole che le dica? Mi ci faccia pensare. Non lo sente il profumo? Abbiamo fatto la brace e abbiamo messo su certe bisteccone». Una volta lo salvò, a Romano, e una volta, quella definitiva, lo affondò. Luigi Pallaro, morto alla serena età di 93 anni, l’ha tenuto legato alle briglie del suo cavallo, per settimane e mesi, il futuro della Repubblica. 

Franchi tiratori, termine militare settecentesco di derivazione francese, Treccani docet, entrato nel lessico comune in Italia alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, in piena Prima repubblica. Sono quelli che, con il voto segreto, votano contro il quartier generale, non necessariamente perché vogliano cambiare casacca, magari anche, ma soprattutto perché gli conviene, e

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