
di Thomas Bendinelli
Il manifatturiero, nonostante tutto, cresce del 3,5% nel primo trimestre 2026. Gli esiti dell’Osservatorio congiunturale di Confindustria Brescia
Le crisi internazionali entrano sempre più nei capannoni delle imprese bresciane, nelle bollette dell’energia, nei costi delle materie prime e nelle decisioni sugli investimenti. È da questa consapevolezza che è partita la 50esima edizione di «Scenari & Tendenze», l’Osservatorio congiunturale di Confindustria Brescia presentato ieri nella sede dell’associazione.
L’analisi dello scenario è stata affidata ad Achille Fornasini, docente dell’Università degli Studi di Brescia, Andrea Beretta Zanoni, docente dell’Università degli Studi di Verona, e Davide Fedreghini, responsabile del Centro Studi di Confindustria Brescia. Un confronto che ha messo al centro un interrogativo destinato a pesare anche sul futuro del sistema produttivo bresciano: come continuare a crescere in un contesto in cui l’incertezza sembra essere diventata la regola. Le prospettive economiche si sono fatte più caute. Da aprile le stime di crescita dell’area euro sono state riviste al ribasso, mentre tornano a salire le aspettative sull’inflazione. Anche il Fondo monetario internazionale ha corretto le proprie valutazioni, riducendo le prospettive di crescita dell’Italia.
A pesare sono soprattutto le tensioni geopolitiche, dal Medio Oriente allo Stretto di Hormuz,




