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Vertice Nato, gli Stati e la rincorsa al 5% davanti all’alleato Usa. L’attenzione «speciale» sui progressi italiani

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di Marco Galluzzo

Roma si presenta con il 2,8%. Le mosse per un nuovo incremento

Se chiedi nel governo ammettono che il bottino non è esaltante. Non andiamo a mani vuote, ma nemmeno capaci di rivendicare chissà cosa. Eppure, sempre nel governo italiano, si giustificano, anche in questo modo: «Gli olandesi hanno messo nelle spese Nato persino i fondi pensione dei militari, e nessuno gli ha detto nulla».

Fra Roma e Parigi, fra Varsavia e Berlino, dopodomani alla cena dell’Alleanza atlantica di fronte a Donald Trump — gran cerimoniere della serata il presidente della Turchia Recep Erdogan — sarà anche una competizione fra Stati, una corsa a chi si presenta meglio agli occhi dell’alleato americano, a chi ha fatto i compiti a casa, per usare un linguaggio che in un’altra stagione veniva speso dall’Unione europea per le difficoltà della nostra finanza pubblica.

In una classifica in cui le cifre non possono mentire, anche se possono essere interpretate in modo diverso e variabile, l’Italia si piazza più o meno a metà strada negli sforzi generali decisi l’anno scorso al vertice dell’Aia, nei Paesi Bassi, quel progredire da parte di tutti, voluto e imposto dagli americani, passo

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