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Dalle riforme alla legge elettorale il campo largo sa solo dire no (anche alle sue stesse idee)

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Sul presidenzialismo, il premierato e l’autonomia, l’opposizione rinnega sé stessa

Natale in casa Cupiello è una commedia di stringente attualità. Il protagonista, Eduardo De Filippo, allestisce il presepe. Poi domanda al figlio: «Ti piace questo presepe?». E quello: «No, non mi piace». E perché? «Perché no». Per tigna, per spirito di contraddizione. Ora, cambiamo i protagonisti di questa famosa commedia. E ditemi se non è lo stesso canovaccio del teatrino al quale assistiamo dall’inizio dell’attuale legislatura.

Il presepe sono le riforme costituzionali. A queste, adesso, s’è aggiunta la riforma elettorale. Eduardo è rappresentato dal centrodestra. Mentre il figliolo è interpretato come meglio non si potrebbe dal campo largo, che si restringe o si allarga a seconda degli umori e dei malumori dei suoi protagonisti e comprimari. Con una differenza non da poco.

Il gioco delle parti sul presepe delle riforme

Eduardo, dopotutto, il presepe se lo fa da solo. Mentre i presepi del centrodestra sono merce d’importazione. Li prende a prestito dal centrosinistra. Che però continua a dire no e poi no perché stavolta a proporre i presepi è il centrodestra. Cose da teatro dell’assurdo. Da Ionesco. Ma questo passa il convento e dobbiamo farcene una ragione.

E allora

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