
di Mara Gergolet
Leader rieletti, ora la corsa elettorale; «Merz cadrà»
DALLA NOSTRA INVIATA
ERFURT – Quello che funziona, che più scalda la platea sono le vecchie parole d’ordine. «Chiuderemo le frontiere, espelleremo i criminali. Non hanno nulla da fare in Germania», grida Alice Weidel, e i delegati scattano in piedi applaudendo in modo fragoroso: ha colpito al cuore. Poco dopo la incorano. Si è presa il partito con l’83% dei sì, un signor risultato (l’altro co-presidente Tino Chrupalla fermo al 70%), ha piazzato ovunque i suoi uomini. È il congresso che inizia le otto settimane d’avvicinamento al potere, le più importanti della storia di Alternative für Deutschland: perché il partito sotto osservazione perché estremista — e forse anti-costituzionale — che potrebbe ancora essere bandito dai giudici, si appresta a vincere un’elezione. Nella piccola Sassonia-Anhalt, il Land più povero della Germania, e perfino a governare.
Era la prova generale. Per il partito, una messa a punto. E per tutti quelli che l’AfD la vorrebbero bandita, che non l’accettano e comunque la contestano, una gigantesca chiamata a resistere. Due Germanie inconciliabili. I primi dentro, gli altri fuori: 600 delegati contro 30mila attivisti. Sennonché, stavolta, la polizia ha fatto le cose




