
di Massimo Franco
Il centrosinistra evita Villa Taverna. Il timore che, andando all’ambasciata, si tradisse una vicinanza agli Stati uniti mal vista da settori crescenti delle sinistre
L’assenza di Giorgia Meloni dal ricevimento di giovedì all’ambasciata statunitense a Roma ha voluto marcare l’amarezza per l’attacco violento fino all’insulto, subìto nei giorni scorsi da Donald Trump. La decisione della premier è stata tuttavia compensata dalla presenza massiccia del suo governo e di molti esponenti della maggioranza. L’imbarazzo era palpabile, insieme con la volontà di declassare a incidente quanto era accaduto, confermando i rapporti storici tra Italia e Usa.
È stata meno sottolineata, invece, la scarsa partecipazione dei leader delle opposizioni. Eppure è stata vistosa. E pone qualche interrogativo non solo sull’atteggiamento nei confronti della Casa Bianca di oggi, ma più in generale sulle alleanze internazionali del cosiddetto «campo largo». Hanno scelto di non andare sia la segretaria del Pd, Elly Schlein, sia il capo del M5S, Giuseppe Conte: i due potenziali candidati a Palazzo Chigi dell’opposizione.
La spiegazione immediata è che entrambi avevano l’esigenza di mostrarsi lontani da Trump. Tra l’altro, nei giorni scorsi Schlein aveva incontrato negli Usa l’ex presidente democratico, Barack Obama. Non ci




