
di Massimo Franco
C’è il rischio che le polemiche diventino la colonna sonora della campagna, una pubblicità involontaria all’astensionismo
L e dimissioni in massa di opposizioni e poi maggioranza dalla Commissione di vigilanza della Rai materializzano uno stallo e un’impotenza istruttivi. Dicono quale può diventare l’epilogo di un muro contro muro pregiudiziale tra schieramenti: non solo quando non si riesce a eleggere il presidente della tv pubblica, ma in molte delle scelte che spettano al sistema politico. In qualche misura, la decisione presa ieri dopo quasi due anni di nulla di fatto, e le polemiche velenose che ne sono seguite, rischiano di diventare la colonna sonora della campagna elettorale.
La madre di tutte le tensioni in questo momento è la riforma del sistema di voto: una questione che attraversa i due schieramenti ma viene presentata come scontro tra visioni agli antipodi. Novità e sviluppi, per il momento, non si vedono. E così, anche su quel problema così dirimente, tra tentazioni di forzatura da parte del governo e accuse di autoritarismo degli avversari, non emerge una soluzione. La voglia di prevalere a tutti i costi promette di produrre frustrazione e recriminazioni, più che vittorie chiare.
L’aspetto




