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L’invenzione dell’ABS: quel clamoroso primato italiano, poi ceduto alla Bosch

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Oggi lo diamo totalmente per scontato. Saliamo in automobile, giriamo la chiave (o premiamo il tasto Start), partiamo e, in caso di pericolo, schiacciamo a fondo il pedale del freno sull’asfalto bagnato o viscido. La vettura si arresta in pochi metri e, soprattutto, ci permette di sterzare per evitare l’ostacolo senza perdere aderenza.

L’ABS (Anti-lock Braking System) è senza ombra di dubbio uno dei dispositivi di sicurezza attiva più importanti della storia dell’automobile, un vero e proprio salvavita elettronico che negli ultimi decenni ha evitato milioni di potenziali incidenti stradali. Se provate a chiedere a un appassionato a chi vada attribuito questo enorme merito tecnologico, la risposta sarà quasi unanime: alla tedesca Bosch. Ed è una verità corretta, ma solo a metà.

Perché il vero cuore di quel sistema, la sua primissima applicazione moderna e perfettamente funzionante, è nata in Italia, a Torino, per l’intuizione di un ingegnere geniale e troppo spesso dimenticato: Mario Palazzetti.

L’INTUIZIONE DI “MR. ABS”

Dobbiamo fare un salto all’indietro nel tempo fino al 1971. Nei laboratori sperimentali della Fiat (una struttura d’eccellenza che da lì a cinque anni sarebbe confluita ufficialmente nel neonato e celebre Centro Ricerche Fiat di Orbassano) lavora un progettista

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