
di Francesco Strippoli
L’amministrazione, il rapporto con il governo, le liste civiche. Come leggere i primi mesi della gestione del nuovo governatore. Il consiglio: «Deve fare più politica»
Anche questa volta, come ad ogni cambio di gestione, si materializza la domanda fatidica: come si deve valutare l’avvio della stagione Decaro in Regione? La domanda è legittima, tanto più per un presidente arrivato con il soffio del vento nelle vele: il più suffragato, in termini percentuali, dall’avvento dell’elezione diretta (64%). La risposta è articolata. E al di là delle dichiarazioni ufficiali – encomiastiche a sinistra, demolitrici a destra – si deve tener conto delle situazioni di fatto e di qualche analisi a microfono spento.
Finora, annotano gli osservatori più attenti, Decaro si è concentrato sulla messa a regime del funzionamento della macchina amministrativa. Al di là dell’adozione di un modello sperimentale per il taglio delle liste d’attesa in sanità e dello stop al sistema delle agevolazioni alle imprese (che rischiava di andare in tilt), non vi sono stati atti di alta programmazione. Ossia il cuore dell’attività della Regione che è innanzi tutto un ente che progetta e dispiega le politiche pubbliche nelle materie in cui è competente.
Una stagione




