
di Alessandra Nardini
Mentre le città si surriscaldano, chi non ha la possibilità di spostarsi paga il prezzo più alto, non solo in fatto di salute, ma anche di costi. I luoghi pubblici dove poter trovare sollievo (soprattutto nel weekend) non bastano nelle grandi città e i danni li stiamo vedendo in questi giorni
L’Europa si scalda a velocità record, due giorni fa Berlino ha registrato 40°C e nello stesso giorno, a Londra, sono state chiamate 8.869 ambulanze in 24 ore, giornata storica, che ha superato perfino il picco del Covid; e a Torino alle 6:30 del mattino la città ha registrato la minima più alta dal 1753, con 27,5°C. Sembrerebbe una livella, un caldo democratico che schiaccia tutti allo stesso modo, ma non siamo tutti sulla stessa barca quando si parla di crisi climatica. Soprattutto nelle grandi città, dove trovare un luogo in cui rinfrescarsi è sempre più una necessità. Eppure l’accesso al fresco ha un costo che cambia da città a città e pesa in modo molto diverso sui bilanci delle famiglie. Chi può permettersi una piscina privata, una casa climatizzata o una seconda casa vive l’ondata di calore in modo diverso da chi resta




