di Martina Pennisi
Smau porta nella Grande Mela 33 giovani imprese innovative italiane. E fa una piacevole scoperta: i vincoli dell’AI Act europeo possono trasformarsi in un vantaggio competitivo sui mercati internazionali
DALLA NOSTRA INVIATA
NEW YORK – 10-12 giugno. Sono i giorni caldi, anche dal punto di vista del meteo, per la quotazione di SpaceX e le finals Nba. L’azienda di Elon Musk debutterà a 135 dollari per azione, salvo poi crollare sotto il picco massimo raggiunto dopo l’Ipo poco più di una settimana dopo, bruciando oltre 400 miliardi. E i Knicks batteranno gli Spurs di San Antonio, riportando il trofeo in città dopo 53 anni. I Mondiali di calcio stanno entrando nel vivo, ma l’Italia (non qualificata) è qui nella Grande Mela per un altro motivo: il debutto newyorkese del roadshow internazionale di Smau.
Trentatré startup italiane per il tradizionale incontro, organizzato in collaborazione con Ice Agenzia, con corporate italiane e investitori americani. «New York si è rivelata la piazza finanziaria di riferimento per l’ecosistema. Ma, dal punto di vista delle opportunità di collaborazione, ci sembra offrire prospettive persino superiori a quelle della Silicon Valley e a quanto avevamo visto a San Francisco», dichiara Valentina Sorgato,




