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Delfin, alla prova bilancio: agli eredi di Del Vecchio servono 5 voti per evitare la crisi della holding

di Giuliana Ferraino

L’assemblea del 30 giugno arriva dopo settimane di tensioni sul riassetto della cassaforte. Sul tavolo l’approvazione dei conti, il dividendo e la nomina dei commissari per l’audit, mentre tra i soci le alleanze restano in evoluzione

Delfin arriva all’assemblea più delicata dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio. Martedì 30 giugno gli otto soci della holding, azionista di riferimento di EssilorLuxottica e tra i principali soci di Generali, Mps, UniCredit e Covivio, saranno chiamati ad approvare il bilancio 2025, deliberare sul dividendo e pronunciarsi sulla proposta di nominare nuovi commissari per l’audit. Ma è il primo punto all’ordine del giorno ad attirare tutta l’attenzione: senza l’approvazione dei conti, la cassaforte lussemburghese degli eredi rischierebbe di entrare in una crisi istituzionale dagli esiti imprevedibili, fino allo scenario estremo della liquidazione.

La Sarl

Delfin è una società a responsabilità limitata (Sarl) lussemburghese e ciascuno degli otto soci detiene il 12,5% del capitale. Per approvare il bilancio serve quindi una maggioranza che rappresenti oltre la metà del capitale: in pratica cinque voti su otto. È su questa soglia che si misura la tenuta della famiglia, dopo settimane in cui il tentativo di riassetto promosso da Leonardo Maria Del Vecchio,

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