di Enrico Marro
Dal 31 ottobre scatta la portabilità del contributo del datore di lavoro se il lavoratore esce dal fondo di categoria per aderire a un fondo aperto
Per promuovere una più ampia diffusione dei fondi pensione tra i lavoratori, il governo, con la legge di Bilancio 2026, ha introdotto importanti novità nella previdenza complementare per il settore privato (i dipendenti pubblici sono esclusi). Tra queste, l’adesione automatica ai fondi dei lavoratori dipendenti neoassunti a partire dal primo luglio 2026 (con la possibilità di rifiuto esplicito entro 60 giorni dall’assunzione). Inoltre, è prevista, dal prossimo 31 ottobre, la portabilità del contributo del datore di lavoro se il lavoratore esce dal fondo di categoria per aderire a un fondo aperto (offerto da banche, assicurazioni, sgr) o a un Pip (Piano individuale pensionistico).
Ma qui è intervenuto recentemente un «avviso comune», ovvero un accordo tra associazioni imprenditoriali e sindacati, che di fatto vanifica questa novità, stabilendo che i contratti di lavoro considereranno il contributo datoriale come un elemento del pacchetto retributivo complessivo, erogabile solo nell’ambito del fondo negoziale di categoria. Sulla scadenza del primo luglio per il nuovo regime di adesione automatica è invece in corso da più




