
di Francesco Battistini
Hezbollah respinge l’accordo quadro. Netanyahu: «Restiamo finché non disarmano»
DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME – Non sarà una pace storica, ma è comunque una pace. In Libano, scriveva ieri mattina un giornale vicino al premier israeliano Bibi Netanyahu, quest’ultima era stata «una settimana tranquilla»: a Washington si negoziava, Israele aveva trattenuto il fuoco su ordine Usa, Hezbollah aveva trattenuto il fuoco su ordine dell’Iran… E però tutto s’era congelato, in 4 giorni di colloqui diretti fra israeliani e libanesi: tutti sembravano senza grandi speranze e giovedì pomeriggio c’era il solito odore di fallimento. Gli ambasciatori Yechiel Leiter e Nada Hamadeh, l’israeliano e la libanese, erano pronti a ripartire, delusi; i combattenti a ricominciare, esausti. All’ultimo, sorpresa, s’è deciso di rimanere altre 24 ore nella capitale americana. Per parlarsi ancora un po’. E trovare proprio al quinto giorno, sorpresissima, un accordo quadro. «L’inizio dell’inizio — dice trionfale il segretario americano, Marco Rubio, nella breve cerimonia della firma al dipartimento di Stato. C’è molto lavoro di fronte a noi. Non sottovalutiamo la difficoltà dell’impresa. Ma ne comprendiamo l’importanza e quanto sia vitale. Oggi è il primo passo. E il primo passo a volte è il più difficile».
Difficilissimo.




