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Made in Italy, Antonio Marcegaglia: «Nuove acquisizioni in vista, Borsa e fondi non sono un tabù»

di Alessandra Puato

«Non escludiamo di aprire il capitale se arriva l’occasione della vita, investiremo almeno due miliardi in cinque anni», dice il presidente del gruppo dell’acciaio. «Dazi Ue anche sui prodotti finiti»

Antonio Marcegaglia, il signore dell’acciaio, si dice ottimista e conta sulle competenze della manifattura italiana per contrastare le incertezze congiunturali. «Non siamo in una situazione disperata, anzi — sostiene il presidente del gruppo Marcegaglia —. L’export italiano nel mese di aprile ha superato quello del Giappone, siamo il quarto Paese dopo Cina, Stati Uniti e Germania. È un parametro da non sottovalutare. E il fatto che le grandi aziende private sopra i quattro miliardi di fatturato siano perlopiù familiari, con una lunga storia, è un segnale di vitalità. È vero che per settori come il nostro l’Italia è un Paese di trasformazione, ma le filiere sono vive e abbiamo tutti un’opportunità: la disruption tecnologica. La trasformazione digitale può dare una spinta perché si innesta su un terreno fertile, la manifattura italiana. Una ricchezza che con la tecnologia può aumentare».
È in questo contesto e malgrado lo scenario geopolitico complesso, con la concorrenza dell’Asia incombente, che il gruppo Marcegaglia sta crescendo. Studia nuove acquisizioni: «Forse

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