di Federico Fubini
Funziona sul piano tecnologico, ma non su quello del business. Le consegne aree riducono i tempi del 10-15% per i clienti e limitano il traffico, tuttavia, se l’«economia della bassa altitudine» fosse un mercato, non sarebbe sostenibile
DAL NOSTRO INVIATO
SHENZHEN – I droni a cinque eliche attendono il loro turno sotto il sole su un tetto di un grattacielo a Dongguang, un distretto settentrionale di Shenzhen. Sono l’equivalente dei rider che si possono vedere nelle città italiane fermi davanti ai ristoranti con i loro motorini. Poi qualcuno arriva con un pacco contenente un barattolo di tè freddo o un piatto di noodle, lo aggancia e la macchina parte per la consegna. Non la guida nessuno, il suo percorso è dettato da un software. In un attimo è salita di un centinaio di metri poi devia verso l’indirizzo indicato: può viaggiare fino a 90 chilometri all’ora, ma quando trasporta una bevanda che rischia di versarsi rallenta a trentasei.
È solo una delle frontiere dell’ultimo grande progetto cinese: l’automazione di tutto – anche delle consegne e della logistica urbana – grazie all’avanzata delle applicazioni fisiche del software e dell’intelligenza artificiale. La sperimentazione è partita a Shenzhen,




