di Massimo Gaggi
Il capo di Domyn, Uljan Sharka, al G7: i politici cercano intese e soluzioni
«Dopo anni di retorica sull’Europa fuori gioco, ora si vede che, più ancora della potenza dei sistemi di calcolo, conta la capacità di analizzare e mantenere il controllo dei propri dati. Il caso Anthropic ha dato la scossa: al G7, da imprenditore, ho visto leader politici che cercano intese, si interrogano sulle soluzioni. I problemi li creano i giganti Usa della tecnologia: a parole collaborativi, ma ognuno, poi, va per la sua strada. E anche nella Ue non abbiamo ancora un tavolo per le società europee dell’AI. Ma ci stiamo lavorando».
Uljan Sharka, fondatore e capo di Domyn, società italiana che sviluppa modelli linguistici, data center e agenti AI per settori regolamentati (governi, difesa, grandi imprese, banche), invitato a partecipare alla sessione del G7 di Evian dedicato all’intelligenza artificiale insieme ai capi dei giganti Usa (da Sam Altman di OpenAI a Dario Amodei di Anthropic) e ai leader di altre aziende europee come la francese Mistral, respinge la narrativa di uno scontro tecnologico Usa-Ue: «L’Europa deve conquistare autonomia tecnologica, ma non può che usare i sistemi disponibili che sono americani. Scopriamo




