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Declino cognitivo, i farmaci per rallentarlo sono efficaci?

di Daniela Calandrella

La rivastigmina contrasta il peggioramento delle funzioni cognitive (memoria, attenzione, capacità di ragionamento) e il declino nelle attività quotidiane come vestirsi, lavarsi, gestire piccoli impegni domestici

A mio marito di 71 anni è stata prescritta rivastigmina per 4 mesi. È sotto controllo neurologico per disturbi cognitivi, ancora da inquadrare. Il farmaco può essere utile per il suo problema?

Risponde Daniela Calandrella, neurologo, Fondazione Pezzoli e Centro Parkinson e Parkinsonismi, Asst Gaetano Pini-Cto, Milano (VAI AL FORUM)

Nel caso di suo marito, che è ancora in fase di valutazione, il beneficio della rivastigmina dipenderà dal tipo di disturbo cognitivo, dalla gravità dei sintomi e dalla risposta individuale al trattamento. Per fare chiarezza, un disturbo neurocognitivo indica un declino delle funzioni cognitive (come memoria, attenzione, linguaggio, capacità di ragionamento e orientamento nello spazio), rispetto a un precedente livello di prestazioni. Si parla di disturbo neurocognitivo lieve quando il declino è modesto, può essere rilevato dai test cognitivi, ma non limita l’autonomia nelle attività quotidiane e può mantenersi stabile nel tempo. Si parla invece di disturbo neurocognitivo maggiore quando il declino è significativo e documentabile tramite test cognitivi o valutazioni cliniche e i deficit interferiscono con

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