
di Luigi Ippolito
Oggi l’elezione suppletiva che può portare il sindaco a scalzare il primo ministro Keir Starmer
DAL NOSTRO INVIATO
MANCHESTER – Arrivare a Manchester dieci anni fa era come precipitare in una waste land, una terra desolata: la mattina, in pieno centro, torme di figure spettrali di senzatetto si alzavano dai loro giacigli di fortuna e si lavavano alla meglio, mentre la sera squadre di volontari andavano in giro con i carrelli a distribuire acqua e panini ai derelitti.
Oggi, dal treno che entra in stazione, già si avvistano gru e cantieri in febbrile attività, mentre a frangere lo skyline ci sono nuovi grattacieli di vetro e acciaio; per le strade si incontrano boutique e gioiellerie di lusso, intervallate da scintillanti e mastodontici centri commerciali; la musica si spande dalle aree pedonalizzate, dove si affacciano i ristoranti di tendenza e i chioschi di street food; c’è tanta gente in giro, giovane, anche in un pomeriggio di un giorno qualunque, in un’atmosfera soddisfatta e affluente. Fra i nuovi complessi residenziali del centro si incontrano addirittura gruppi di turisti, con guida locale, che fanno il tour della rigenerazione urbana: il caso Manchester è diventato un’attrazione.
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