di Mario Platero
Non c’è stata la riduzione dei tassi invocata daTrump, ipotesi aumento già nel 2026. E nei vari annunci del nuovo presidente si nascondono cambiamenti potenzialmente radicali per la Banca centrale e le sue politiche
NEW YORK – Al suo debutto pubblico alla guida della Fed, il nuovo Presidente Kevin Warsh ha annunciato in prospettiva una vera e propria rivoluzione per la Banca Centrale e per le sue politiche, cosa che i mercati hanno recepito con una certa freddezza. Certo, Warsh non ha fatto alcun annuncio con effetto immediato. Sulla carta promette di tenere la barra dritta e negli annunci concreti di ieri niente sorprese immediate: come ci aspettavamo non c’è stata quella riduzione dei tassi di interesse invocata dal Presidente Donald Trump (e meno male!). Ma nei vari annunci casuali subito dopo il primo Comitato Monetario (FOMC) da lui presieduto si nascondono cambiamenti potenzialmente radicali nella gestione delle politiche di bilancio della Fed, della sua comunicazione, dell’approccio ai dati utili a individuare scelte di politiche monetarie segnalando l’avvio di una nuova era, appunto l’era Warsh.
Questa chiara percezione di cambiamenti radicali in arrivo, insieme a una ipotesi più concreta di aumenti dei tassi




