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Evian, lo «scambio» sul lago. Il sì su Teheran per spingere l’Ucraina

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di Giuseppe Sarcina

Perché gli europei hanno sottoscritto un passaggio così generoso nei confronti del presidente americano? La risposta si trova nel paragrafo che precede il capitolo dedicato al Medio Oriente. Quello sull’Ucraina

Il senso politico di questo G7 a guida francese sta probabilmente in una specie di scambio tra Donald Trump e i quattro leader europei, il francese Emmanuel Macron, il tedesco Friedrich Merz, il britannico Kier Starmer, l’italiana Giorgia Meloni, cui possiamo aggiungere la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Trump si è presentato a Evian con lo schema di un accordo con l’Iran ancora da firmare e, soprattutto, ancora da analizzare negli aspetti più importanti. Tuttavia, le diplomazie europee al completo considerano sufficienti le poche informazioni disponibili per giudicare quell’intesa come un netto peggioramento della situazione in Medio Oriente. A cominciare dall’aspetto più importante: praticamente nessuno si illude che la navigazione dello Stretto di Hormuz riprenderà rapidamente e in piena libertà come avveniva prima dell’attacco israelo-americano all’Iran. Certo, era fondamentale chiudere al più presto la guerra. Ma da qui a celebrare questo risultato come un grande successo americano ce ne passa. Eppure nel comunicato finale del vertice, si legge: «Quest’accordo offre l’opportunità

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