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Kezich, una vita consacrata al cinema (ma non soltanto)

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di Maurizio Porro

Il documentario sul critico del Corriere

La cosa bella di cui il triestino Tullio Kezich conserva il copyright è il suo interesse globale per il mondo dello spettacolo, da Radio Trieste alla serata degli Oscar dove accompagnò la sua amica Wertmuller. Certo è stato soprattutto critico di cinema, da «Sipario» a «Panorama», dove battezzò le mini schede in cui mandava al diavolo Trinità e anche Leone, raggruppandole poi annualmente nel «Millefilm», poi la Repubblica e il Corriere. Ma anche tanto teatro, televisione, letteratura, metti «L’uomo di sfiducia», racconti di cinema usciti da Bompiani nel ’62 che andrebbe recuperato.

Ha avuto magnifici angeli custodi, a cominciare da Fellini con cui seguì, dal primo ciak del 16 marzo 1959, la lavorazione della «Dolce vita», che divise in due la storia del cinema e su cui Tullio scrisse un appassionato diario di lavorazione, raccontando il quartetto degli sceneggiatori, che poi divenne anche un documentario di Mingozzi.

Il film «zatterona» lo chiamava Mastroianni, altro amico di lunga data di cui Tullio condivise le «Ultime lune», ma anche Rosi, che lo volle accanto in «Salvatore Giuliano», all’altro capo del mondo cinematografico, fra le brulle zone della

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