
Il gruppo BMW, da poche settimane guidato da Milan Nedeljković, ha rivisto al ribasso le stime su consegne, ricavi e redditività per il 2026. La decisione è legata, innanzitutto, all’evoluzione del contesto economico e a “un effetto una tantum derivante dall’intensificazione e dall’accelerazione delle misure strutturali e di efficientamento”.
Ci sono, però, ulteriori fattori negativi di particolare rilievo. Il costruttore bavarese parla di un peggioramento dell’andamento “negativo del mercato automobilistico cinese”, dove le vendite sono entrate in un fase di forte calo per tutto il settore anche in seguito alla revisione dei meccanismi di incentivazione annunciata dalle autorità di Pechino. “Questa situazione ha portato a un’intensificazione della concorrenza in Cina e in tutta la regione Asia-Pacifico. Il Gruppo BMW non può operare al di fuori di questo contesto di mercato”, hanno spiegato da Monaco di Baviera, sottolineando che “l’andamento positivo dei volumi di vendita in Europa e negli Stati Uniti non può compensare il calo delle vendite in Cina e nella regione Asia-Pacifico”.
Il quadro è ulteriormente esacerbato dall’impatto della crisi in Medio Oriente. Gli effetti negativi hanno una magnitudo superiore alle “ipotesi iniziali” per due problematiche: la prima è rappresentata dai prezzi dell’energia, che “rimangono elevati e pesano sulla struttura dei



