
di Greta Privitera
Nucleare, asset e Israele in Libano: cosa può succedere, tra costi economici e strategie
Riaprire Hormuz serve a tutti per evitare il suicido economico
Lo Stretto di Hormuz chiuso è diventato insostenibile per tutti. Prima del conflitto, da quel braccio di mare transitavano circa 20 milioni di barili al giorno, e a inizio aprile le spedizioni sono crollate a 3,8 milioni, uno choc di oltre 16 milioni di barili in meno. L’Iran, che prima del blocco esportava circa 2 milioni di barili al giorno, a maggio è sceso sotto quota 300 mila. In poche settimane Teheran ha visto evaporare più di 10 miliardi di dollari di entrate. Ma il rubinetto chiuso strozza anche chi sta dall’altra parte.
Negli Stati Uniti le scorte strategiche sono ai minimi da anni, e le proiezioni di Opec e Aie indicano il rischio che molte riserve commerciali si esauriscano entro l’estate. Per Trump è un equilibrio esplosivo, perché pagare la benzina a prezzi record e insieme difendere una guerra che ha aggiunto un problema di nome Hormuz è un suicidio politico. Motivo per cui la riapertura dello Stretto, con l’obiettivo di riportare i flussi sopra i 10 milioni di barili




