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Resistono solo i burger: stop ai nomi della carne per i prodotti vegetali

Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla riforma del regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati agricoli (Ocm), un intervento che punta a rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera agroalimentare e che introduce anche una novità destinata a incidere sul dibattito tra prodotti tradizionali, alternative vegetali e carne coltivata. Tra le misure approvate figura infatti una definizione comune del termine «carne», che viene identificata come l’insieme delle parti commestibili degli animali. Una scelta che, nelle intenzioni delle istituzioni europee, punta a garantire maggiore chiarezza nelle informazioni rivolte ai consumatori e a tutelare alcune denominazioni storicamente associate ai prodotti di origine animale.

Salvi solo i burger: stop ai nomi della carne per i prodotti vegetali

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Con il nuovo testo, denominazioni come «bistecca», «filetto», «costoletta», «lombata» o «braciola» potranno essere utilizzate esclusivamente per alimenti che contengono carne. L’obiettivo è evitare possibili confusioni sul mercato e uniformare le regole all’interno dell’Unione europea. La tutela riguarda oltre trenta denominazioni comunemente utilizzate nel commercio delle carni, comprese espressioni come «manzo», «vitello», «pollo», «agnello», «costine», «petto», «ribeye» e «T-bone». Le limitazioni interesseranno sia i prodotti a base vegetale sia quelli ottenuti attraverso tecniche di coltivazione cellulare.

Diversa invece la sorte dei veggie

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