
di Ester Palma
Il Nunzio del Papa a Kiev: un dolore per tutti. Dall’inizio della guerra è stato colpito il 30% delle abitazioni civili. E anche il 15% delle ambasciate
«Il bombardamento alla Cattedrale della Dormizione di Kiev? Drammatico, certo. E capisco che per il resto del mondo sia una tragedia. Ma qui in Ucraina ormai viviamo in guerra da quattro anni e mezzo. E da sacerdote e da vescovo sono molto più addolorato per i cinque morti di stanotte, le ennesime vittime innocenti che non fanno più nemmeno notizia».
A parlare è l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, 52enne lituano di Klaipeda, dal giugno 2021 inviato da papa Francesco come Nunzio apostolico in Ucraina. Il Nunzio è il rappresentante del Papa, un vero e proprio ambasciatore che nel Paese in cui opera segue sia la struttura ecclesiastica che le questioni diplomatiche.
Come si vive oggi a Kiev?
«È difficile spiegarlo a chi ne è fuori, ma anche questa notte abbiamo subito gli attacchi di centinaia di droni e una trentina di missili. Cerchiamo di andare avanti e essere vicini alla gente, ma non è facile».
I bombardamenti non si fermano.
«Non solo, ma aumentano di intensità ogni anno che




