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L’assedio di Siena: Mps, Lovaglio e la chance della contromossa

di Andrea Rinaldi

Le valutazioni dell’Antitrust sugli sportelli da cedere, il Danish Compromise sul 13% di Generali, il cda di Banco Bpm. Cosa può mettersi di traverso all’Opsa di Messina e Cimbri

«Tutte le strade portano a Siena», aveva detto Luigi Lovaglio a fine maggio. Forse però l’amministratore delegato di Mps non si aspettava di ritrovarsi Rocca Salimbeni di nuovo cinta d’assedio, come nel 1555, dalle truppe di Carlo V. Allora la repubblica senese capitolò stretta dalla fame, aprendo le porte alle milizie spagnole e dei Medici. Questa volta riuscirà a resistere all’assalto di un altro Carlo, anzi di due Carlo (Messina e Cimbri)?

L’offerta di Messina

Lunedì scorso Intesa Sanpaolo, in joint venture con Unipol, ha recapitato all’istituto toscano un’offerta pubblica di acquisto e scambio per la totalità del suo capitale: 1,6 delle sue azioni più un euro, che valgono in tutto 30,6 miliardi di euro. Se l’operazione avrà successo Intesa Sanpaolo si prenderà 625 sportelli, Mediobanca e il suo 13,3% di Generali. Unipol dal canto suo otterrà l’entità giuridica della banca toscana e 635 filiali: tutto sarà fuso nella partecipata Bper Banca che diventerà il secondo istituto italiano per presenza fisica con oltre 2.600 punti

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