Da tempo, sulle pagine di Italia a Tavola, stiamo accendendo i riflettori su un fenomeno che viene raccontato meno di quanto meriterebbe. All’estero, ma talvolta anche nel nostro Paese, soprattutto nelle città d’arte e nelle destinazioni a forte vocazione turistica, la cucina italiana finisce per essere rappresentata da un repertorio ristretto di piatti diventati simboli universali del nostro patrimonio gastronomico: carbonara, amatriciana, cacio e pepe, lasagne, tiramisù. Preparazioni che hanno avuto sì un ruolo fondamentale nella diffusione della gastronomia italiana e che continuano a essere amate da milioni di persone, ma che inevitabilmente raccontano soltanto una parte di una tradizione molto più ampia. Dietro quei grandi classici esiste infatti un universo fatto di prodotti, territori, legumi antichi, pesci di lago, salumi, formaggi e ricette regionali che spesso faticano a trovare spazio persino nei menu che si presentano come autenticamente italiani.
Fra coloro che hanno scelto di percorrere una strada diversa c’è Massimo Orlando, chef e proprietario del ristorante Via del Corso a Berkeley, negli Stati Uniti, oltre che vicepresidente della delegazione nordamericana dell’Associazione professionale cuochi italiani (Apci). Berkeley, ricordiamo, è una città di oltre 120mila abitanti della California, a nord di Oakland e a circa 20 minuti di auto da




